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Lavoro in un call center da 4 anni, ma il datore di lavoro non vuole riconoscermi un rapporto di lavoro subordinato: cosa posso fare?

Deve agire in giudizio. La Cassazione le dà ragione.

Deve fare ricorso al Giudice del Lavoro e pretendere una sentenza che accerti lo stato di lavoratore subordinato.


La Corte di Cassazione, infatti, in un caso del tutto analogo al Suo, ha recentemente riconosciuto al prestatore di lavoro presso un call center la piena qualifica di lavoratore subordinato (Cass. n. 4476/2012).

La Cassazione ha stabilito un principio importante: non importa - scrivono i Giudici della Suprema Corte di Roma - il "nome" o il "titolo" che le parti (datore di lavoro e lavoratore) hanno dato formalmente al contratto di lavoro. Quello che conta è il tipo di rapporto e di gerarchia che si crea in concreto tra chi dà il lavoro e chi lo presta.

In altre parole, se anche era stato stipulato un contratto di tipo diverso, per esempio di "collaborazione coordinata e continuativa" ovvero un contratto di "collaborazione a progetto", ma il lavoratore sottostava al "potere direttivo, organizzativo e disciplinare" del datore di lavoro, allora a nulla varrà il "nome" dato sulla carta al contratto, avendo rilievo unicamente il vincolo sostanziale di subordinazione.

Il lavoratore del call center, nel caso concreto, otteneva ragione e poteva chiedere al datore di lavoro l'applicazione della disciplina in materia di licenziamento e mobilità dovuta ad ogni lavoratore subordinato.


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