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Pedone che inciampa in un tombino. Chi paga?

L'ente gestore non paga sempre: la Cassazione amplia la nozione di caso fortuito che salva il custode della strada.

La Suprema Corte di Cassazione ha stabilito, con sentenza della terza Sezione civile n. 22684 del 2013 (seguita poi da sent. 9.04.2014 n. 8282), che non sempre un dissesto o una situazione imperfetta delle condizioni stradali implica la responsabilità per danni in capo all'ente che la gestisce (tecnicamente: che ne è 'custode').

La Corte ha infatti fornito un'interpretazione di 'caso fortuito', cioè di quella prova liberatoria per il custode della strada, sottolineando che la strada 'pericolosa' deve possedere elementi particolari di lesività per poter rendere responsabile l'ente gestore.

In più, per aversi responsabilità da parte del custode della strada, il danno non dovrà essere ascrivibile ad una condotta negligente del danneggiato.

Nel caso specifico sottoposto all'attenzione della Cassazione, i giudici escludevano - salvando da responsabilità il Comune di Taranto - l'esistenza di un nesso causale tra condizione della strada e sinistro per la caduta di un pedone in un tombino, essendo stata la stessa riconducibile ad una negligenza del danneggiato e non essendo stata, invece, provata la lesività posseduta dal tombino.  

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